Le origini
Il punto umbro, cui questo sito è specificatamente dedicato, è un insieme di
punti ad ago, noti o inediti, che risente, talvolta, di una rielaborazione di punti tradizionali provenienti da Scuole di Ricamo toscane ed emiliane come, ad esempio, la tecnica del
punto Antico o dell’
Æmilia Ars.
Abilmente accostati o inseriti in
un’alternanza di motivi fitomorfi, animali fantastici e arabeschi ispirati, pare, alle grate arabe degli Harem o delle Moschee, oppure a disegni orientaleggianti, da cui trae la sua origine, ed applicati a disegni e decori del Rinascimento italiano, formano un piacevole effetto in rilievo. Tra tutti, spicca il
punto avorio (riconducibile al “dimenticato punto arabo” citato nel depliant pubblicato dalla Scuola fondata dalla marchesa Romeyne Robert Ranieri di Sorbello) che, in sostanza, è formato da un punto annodato molto serrato. Nel depliant pubblicitario della scuola, senza data e di autore ignoto, è riportato quanto segue:
“Nel Punto Umbro rivive un antico e dimenticato punto arabo adoperato in ricami italiani, spagnoli e portoghesi. Fu ritrovato nelle bellissime collezioni di rari merletti e ricami della Contessa Edith Ruccellai. Il punto fu studiato, copiato e quindi applicato in disegni italiani del Rinascimento dalla abilissima signorina Carolina Amari di Firenze, ed ora è divenuto una specialità della scuola di ricami fondata e diretta dalla Marchesa Ranieri di Sorbello nella Villa del Pischiello a Beneficio delle donne della sua tenuta e di quelle dei paesi vicini situati nell’Umbria lungo lo storico lago Trasimeno. Il punto umbro è lavorato con grosso filo sopra una tela di canapa o lino tessuta a mano chiamata Tela Umbra e che si prepara in Città di Castello, sotto la direzione della Baronessa Alice Franchetti. Il lavoro possiede un carattere tutto suo e che si rinviene solamente in molti degli antichi ricami. Quando la tela ed il filo che vi viene ricamato sono di colore grezzo l’effetto del lavoro è tale che sembra in rilievo.
Quando poi il ricamo si fa con filo di colore ruggine verde antico, celeste parimenti antico, si ottengono degli effetti artistici e molto singolari. Molti dei disegni sono stati presi dai capolavori della pittura italiana. I bottoni, le mappe, i cordoni che tanto aggiungono allo speciale carattere del lavoro sono riprodotti da antichi modelli ritrovati ed applicati a questi lavori sapientemente dalla signorina Amari.
Con questi ricami si fanno molti degli oggetti che servono a decorare i quartieri delle nostre abitazioni. Per l’uso poi personale vi si ricamano dei mantelli per automobili, delle camicette, delle sottane, delle piccole e grandi borse, ecc. Il punto umbro è fortissimo e resiste al tempo e all’uso nello stesso modo della tela sulla quale è ricamato: si può benissimo lavare senza che per questo il lavoro perda del suo carattere.
La scuola del Pischiello è stata aperta nel 1904 con solo otto operaie tutte colone del posto: istruite nel ricamo da una maestra queste otto ragazze hanno in breve appreso ad adoperare l’ago con vera abilità e nello stesso tempo sono venute acquistando molte cognizioni necessarie ed utili alla vita quotidiana. Hanno appreso così ad essere pulite perché i lavori devono riconsegnarsi privi di macchie, esatte perché hanno la responsabilità del materiale che viene loro dato in consegna ed operose perché il ricamo viene da loro fatto nelle ore che prima passavano oziando; si è così ottenuto anche l’altro intento di non distrarre queste operaie dal lavoro principale che è quello di accudire alle faccende campestri. Le ragazze vengono bene pagate, spronate a porre il denaro, frutto del loro lavoro, nella Cassa di Risparmio, e a cercare un certo elevamento morale anche tra le più umili operazioni campestri.
Nella vita di queste donne entra così una nuova occupazione, e nel mentre hanno la possibilità di formarsi una dote, sentono quel conforto che porta con se il denaro guadagnato onestamente col proprio lavoro. La scuola si regge ora da se: il numero delle operaie è andato sempre aumentando in modo che ora ha raggiunto il numero di ottanta: la contabilità è tenuta a sistema americano moderno ; ciascuna operaia ha il suo libretto colla storia propria e del suo lavoro e tenuto in modo che in qualunque momento si voglia si può conoscere il suo guadagno ed avere notizie esatte della sua operosità e capacità. Il punto umbro è protetto da Brevetto e quindi si possono avere questi ricami solamente dirigendosi alla Marchesa di Sorbello, Perugia, oppure presso i suoi agenti accreditati, o presso qualche Comitato delle Industrie femminili italiane”.
Elisa Ricci, autorevole studiosa in materia del secolo scorso, nel testo
Peasant Art in Italy datato 1913, trova questo punto anche in
Valsesia (
Alagna e
Fobello) e così lo descrive:
“…in these valleys the women manufacture a lace called the punto saraceno […]”. (trad.: ..in queste vallate le donne confezionano un merletto chiamato
punto saraceno…).
Nella nota in calce, la Ricci scrive, inoltre, che tale punto [in quelle vallate] era conosciuto sotto diversi nomi:
punto alpino,
punto avorio (ivory stitch) o
puncetto che
nel dialetto valsesiano significa piccolo punto. Quindi questo testimonia una certa affinità tra le due tecniche di ricamo, che hanno in comune il riferimento arabo ed il punto annodato.
Per quanto riguarda, invece, le imbottiture ed il metodo di esecuzione, ho trovato una notevole somiglianza con il ricamo denominato
Casalguidi, proveniente dalla vicina Toscana. D’altronde, quando la marchesa
Romeyne Robert Ranieri di Sorbello fondò la cooperativa la Scuola di Ricami del Pischiello, si avvalse soprattutto, come già detto, della preziosa collaborazione di
Carolina Amari, che già dirigeva la famosa
Scuola di Ricami a Trespiano, sopra Firenze, nonché della maestra
Amelia Pompili, originaria di Montefalco. Ovvie, quindi le influenze tecnico-artistiche di professionalità differenti formatesi altrove.
Sovente il
punto umbro viene confuso con altre tecniche similari: il
punto Palestrina ed il
punto Sorbello. Indubbiamente le tecniche sono molto simili facendo parte tutti della categoria dei
punti annodati. In primo luogo, però, il
punto umbro, non è un punto isolato come gli altri due, ma è formato da un
insieme di punti. Di questi, l’unico punto che può dar adito a dubbi, è il
punto nodone. Chiarito questo aspetto, sono convinta che il raffronto diretto tra le esecuzioni delle rispettive tecniche di base, elimina definitivamente ogni dubbio.
La pecularietà del punto umbro risalta particolarmente nei vari
punti di inserzione a punto avorio che uniscono le diverse formelle di tessuto, precedentemente ricamate con altri punti dai nomi alquanto curiosi:
punto Madonnucce, Gattuccio, Crèstina, Capannuccce o Lumachelle, Pignattine, vari punti di inserzione, Strega ripassato, Intrecciato, Centina, Catena, Uvetta, Annodato, nodino di San Francesco, Pifferino, Ricciolino, Nodone, Rilievo, Stelo accostato.
La mia maestra centenaria Margherita Biancalana, quando mi insegnò la tecnica del punto umbro, non ricordava i nomi di alcuni punti che lo componevano. Quindi, anche in base a come si presentava il lavoro, sentito il suo parere, assegnai personalmente questi nomi a quelli dimenticati “ribattezzando”, così,
“gattuccio”: quello che, finito, era sormontato da due punte ai lati somiglianti a due piccole orecchie di gatto;
“crèstina”: quello che, finito, formava una piccola cresta, e così via per gli altri.
Purtroppo, nonostante accurate ricerche, non è stato possibile trovare in nessuna pubblicazione o rivista femminile d’epoca, eventuali immagini che riproducessero schemi e disegni, tantomeno album o manuali che illustrassero la tecnica d’esecuzione del
punto umbro. Sul numero di
febbraio dell’anno 1929 della rivista femminile Mani di Fata, ho trovato pubblicato, invece, un disegno con un motivo ornamentale del tutto simile a quello della fodera di un cuscino proveniente dalla Scuola del Pischiello. Unica differenza:
i riccioli, anziché essere ricamati a
punto ricciolino, peculiare del
punto umbro, sono ricamati a
punto spino che non è compreso nella tecnica umbra. La somiglianza, tuttavia, è notevole.
Il
punto umbro trova la sua massima espressione, nell’esecuzione delle magnifiche
nappe e
bottoni, anch’esse prevalentemente eseguite a
punto avorio, a
punto uvetta,
punto pifferino,
punto nodino di San Francesco. Talvolta le
nappe, venivano abbinate alle
fuseruole di Deruta, antichi oggetti di ceramica sferici e preforati, un tempo utilizzati per bilanciare il fuso ed in seguito inseriti nella confezione delle nappe per rifinire paralumi e tovagliati. Erano anche donate dai fidanzati alle proprie amate, quale pegno d’amore. In questo caso, riportavano scritte propiziatorie o il nome della fanciulla. Alcune nappe, pare che fossero ispirate all’arte orafa fiorentina e a modelli antichi.
Il
punto umbro, nella sua evoluzione, è diventato una lavorazione altamente artistica che, pur risentendo di influenze di lontane terre d’oriente, è permeato di un gusto tipicamente italiano.
Alcuni pezzi della Scuola di Romeyne, si trovano conservati presso la
Fondazione Uguccione Ranieri di Sorbello a Perugia,
il Museo del Vino a Torgiano (Pg), il Museo Storico Didattico della Tappezzeria di Bologna ed il Cooper Hewitt Museum di New York.
Geneviève Porpora
Presidente Arti Decorative Italiane